Arena romana, Cappella e Palazzo Scrovegni 1815 ca

 

 LA FAMIGLIA SCROVEGNI

 

La nobile famiglia Scrovegni padovana esisteva fino dal 1080, cominciò con un Rinaldo e si spense nel 1451 con un Ugolino, che non lasciò eredi maschi.

Il suo stemma era una scrofa azzurra in campo bianco. Abitavano una grande casa in piazza del Duomo nel punto ove ora sorge il Palazzo del Monte di Pietà.

Da questa famiglia nacque nel 1240 Reginaldo Scrovegni. Era costui il più grande usuraio che esistesse, ed era odiato dal popolo che aveva strozzato in forma crudele.

Alla sua morte avvenuta nel, 1301 il popolo voleva saccheggiare ed incendiare la sua casa ove certo esistevano immensi tesori. Ma il figlio Enrico, uomo di cuore, con molte elargizioni e con l’aiuto del Vescovo Ottobono de’Razzi riuscì a sventare la tempesta. Enrico però non sentendosi sicuro nella sua casa, acquistò da Manfredo Delesmanino un palazzo fortificato che esisteva nell’interno dell’Arena.

Di questi palazzi che, parevano fortezze ve n’erano molti a Padova e di alcuni ne abbiamo dei ben conservati resti come la torre del Palazzo Dotto in Via Dante, quella dei Zabarella e quella dei signori Capodilista.

Enrico fece poi costruire la chiesa dell’Arena e la dedicò alla S.S. Annunciata, chiamò Giotto da Firenze per dipingere e dicono le cronache che Dante stesso suggerì a Giotto alcuni temi per le figure allegoriche. Con ciò e con altre numerose elargizioni volle Enrico compensare la città delle usure del padre. Dante però nomina nel suo Inferno lo strozzino Reginaldo e nel canto XVII scrisse:

Ed un che d’una scrofa azzurra e grossa

Segnato avea lo suo sacchetto bianco

Mi disse: Che fai tu in questa fossa?

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nota: testo che ho ricavato dal sito “La Vecchia Padova” e che si può anche leggere su Facebook.

Paolo Vianello